Parigi - 13 Giugno 2014

a E.E.

Colpa la mia superbia.
Credere che la mia poesia ti avrebbe trasformata nel suo canto.
Colpa la mia debolezza, che ha ceduto alle tue forme e al tuo candore, accecata dalla mia visione, ho obliteratome stessa.
Nella polvere dipinsi un quadro magnifico in cui tu danzavi tra le bianche betulle della tua terra;
e nei suoi cieli che si perdono in orizzonti azzurri, appesi nella cornice di nubi ventose il tuo ritratto, bellissimo.
Ma ora tutto cade, insieme alle mie parole vane, nel vuoto, nel Nulla in cui ti sei trasfigurata.
Alla mia memoria, rimane il tuo fantasma senza volto, a cui non so più dare un identità. Rimangono i luoghi dei nostri incontri, crudeli miraggi nel deserto degli anni che insieme abbiamo percorso.